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Arjanh, 33 anni, quattro figli

© Bernd Hartung
Arjanh non si ricorda più che cos’era successo. L’incidente accadde sei anni or sono, nelle vicinanze di Sepon, capoluogo di distretto nella provincia di Savannakhet, nel Laos. Arjanh stava lavorando nella sua risaia, quando urtò con la zappa una bomba a grappolo. Lo scoppio lo proiettò lontano. Arjanh poté salvare la vita, ma perse l’avambraccio, dilaniato dalle schegge.
«Stavo lavorando nella risaia con il mio fratello maggiore Ajer. Tagliavamo l’erba e zappavamo. Per fortuna lui era lontano, e così non gli successe nulla. Quando urtai la bomba con la zappa, ci fu una potente esplosione. Poi, non ricordo più nulla. So che Ajer mi portò all’ambulatorio del nostro villaggio Ban Dongyai, dove mi arrestarono l’emorragia, senza poter fare altro.
Anche all’ospedale di Sepon non poterono fare gran che. Avevo un male terribile. Nella sfortuna, ho però avuto fortuna. La sera mi portarono a Savannakhet, a tre ore d’auto, dove rimasi più di un mese. Non so quanto siano costate le cure, non ho dovuto pagare io. Del resto non avrei mai trovato i soldi necessari. Ci ha pensato l’organizzazione umanitaria Handicap International Belgio. Usavo la mano destra, e adesso che non ce l’ho più faccio fatica a lavorare la terra. La protesi mi è utile solo fino a un certo punto, a casa non la porto quasi mai. Continuo a sentire dolori fantomatici nell’avambraccio che non ho più.»
© Testo: Bruno Bötschi, Schweizer Familie




