Incendio nel campo profughi di Moria in Grecia

Un incendio ha quasi completamente raso al suolo un campo profughi sovraffollato sull’isola greca di Lesbo. L’UNICEF esprime la sua solidarietà nei confronti di tutte le persone colpite. Sono pronti aiuti per oltre quattromila bambini, 407 dei quali in grave pericolo perché vivono soli nel campo.  

© UNICEF/UNI367861/Lagoutaris/AFP

I nostri ringraziamenti vanno in primo luogo alle autorità locali e agli operatori sul posto. I primi aiuti sono già stati forniti durante la notte dell’incendio, ma la pandemia di coronavirus complica le condizioni di lavoro. Oltre alla tempestività, infatti, sono fondamentali anche la sicurezza e la salute di tutti. La situazione è complessa e critica.

A Tapuat, nei pressi del campo profughi di Moria, si trova un centro di assistenza dell’UNICEF per bambini e famiglie, trasformato in collaborazione con partner in un alloggio di fortuna per le persone più colpite dalla tragedia, tra le quali minori non accompagnati, donne incinte e persone in condizioni critiche. Nel frattempo, si cercano alternative. A Tapuat sono stati portati 150 bambini non accompagnati.

Al momento, la massima priorità dell’UNICEF è l’attuazione immediata di misure di sicurezza e di protezione per l’infanzia in collaborazione con il governo greco, il Segretario speciale per la protezione dei minori non accompagnati, le autorità locali, altre agenzie dell’ONU e le ONG partner. Quando accaduto a Moria è la drammatica conferma dell’urgenza di una politica migratoria umana e a misura di bambino in seno all’Unione europea. Solo in questo modo sarà possibile tutelare e promuovere i diritti di ogni bambino in Europa.

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