Le figlie mai nate dell’Armenia

In Armenia, si stima che da qui al 2060 mancheranno 93 000 donne, bambine mai nate perché i genitori preferivano un maschio. L’UNICEF desidera valutare la portata reale della selezione prenatale dei feti con uno studio globale e cambiare l’opinione pubblica con un’ampia campagna.

Armenia 1997
© UNICEF/UNI30736/LeMoyne

La situazione

In Armenia, i figli maschi hanno più valore delle femmine. Norme culturali profondamente radicate spingono i futuri genitori a verificare quanto prima il sesso del nascituro e troppo spesso a prendere in considerazione un aborto nel caso sia femmina.

In famiglie con già due o tre figli, c’è poco su cui riflettere: chi ha già avuto due figlie e aspetta il terzo bambino, infatti, desidera che sia finalmente maschio. Così, nel 2000 ogni cento bambine sono nati 150 bambini, addirittura 173 nel 2010. Il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA) stima che, da qui al 2060, 93 000 piccole non nasceranno solo perché di sesso femminile.

L’operato dell’UNICEF

Nella lotta alla selezione prenatale dei feti, l’UNICEF combatte le norme sociali. In collaborazione con l’Università di Zurigo, un’organizzazione femminile armena e il servizio statistico nazionale viene condotto un ampio studio – il primo di questo genere nel paese – allo scopo di ottenere una panoramica degli aborti, dei retroscena e delle procedure decisionali.

La ricerca si focalizza su come l’opinione pubblica percepisca il tema degli aborti selettivi. Viene analizzato il valore delle nascite femminili da una parte, e i processi e le facoltà decisionali in seno alla famiglia dall’altra.

La pubblicazione del rapporto conclusivo, redatto dall’Università di Zurigo, sarà accompagnata da una vasta campagna. È necessaria un’opera di convincimento su tutti i livelli, dalla famiglia agli ospedali, agli istituti sanitari, alla politica. Cambiare le norme sociali è un processo che richiede tempo e presuppone che tutte le parti in causa siano consapevoli della sua necessità. L’UNICEF sosterrà inoltre l’elaborazione di disegni di legge e pianificherà le tappe successive allo scopo di ridurre gli aborti di embrioni femminili, la violenza contro le ragazze e la disparità di trattamento tra i sessi.


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