Il 12 giugno è la Giornata mondiale contro il lavoro minorile

Il 12 giugno, Giornata mondiale contro il lavoro minorile, l’UNICEF ricorda i circa 120 milioni di bambini tra i cinque e i quattordici anni costretti a lavorare per sostenere la loro famiglia.

International Day Against Child Labour

La causa principale del lavoro minorile è l’opprimente povertà che costringe i bambini a svolgere lavori non adatti alla loro età. Non hanno alcuna possibilità di spezzare questo circolo vizioso perché, invece di andare a scuola, devono svolgere mansioni pesanti nei campi o in condizioni pericolose nelle miniere, cucire palloni da calcio o lavorare come domestici non retribuiti.

C’è lavoro e lavoro

Il lavoro minorile non ha nulla a che vedere con il «dare una mano». Aiutare e assumersi determinate responsabilità può giovare allo sviluppo fisico e intellettuale del bambino, a patto che ciò non vada a scapito della scuola, dello sviluppo generale e del riposo. Il lavoro dei bambini è peraltro indispensabile in molti casi.

Ma quando la salute è messa a repentaglio da condizioni inumane, il lavoro minorile va bloccato. L’UNICEF distingue tra lavoro sensato e sfruttamento.

L’ultimo rapporto dell’Organizzazione internazionale del lavoro OIL mostra che dal 2000 il numero di minori costretti a lavorare si è ridotto di un terzo. Ciò nonostante, quasi un sesto dell’infanzia del mondo tra i cinque e i quattordici anni è tutt’ora chiamato a svolgere mansioni che vanno ben oltre il semplice «dare una mano». 

I programmi dell’UNICEF coinvolgono diversi ambiti

La combinazione di istruzione, sostegno alle famiglie povere e adeguate modificazioni legislative può aiutare a lenire le conseguenze peggiori del lavoro minorile. L’UNICEF annette priorità assoluta all’istruzione per evitare che i piccoli lavoratori di oggi diventino domani adulti senza difese esposti alle bizze del mercato globale come lo sono ora i loro genitori, ed è riuscito anche a compiere progressi significativi a livello di modifiche legislative.


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