Una nuova analisi dell’UNICEF mostra che i limiti d’età per i social media da soli non sono sufficienti a proteggere efficacemente bambini e adolescenti. Ciò che conta è che la regolamentazione intervenga là dove nascono i rischi: sulle piattaforme stesse.
A livello globale, la dinamica politica attorno ai limiti d’età per i social media è in forte crescita. Nel frattempo, circa 40 Stati stanno discutendo, pianificando o implementando misure di questo tipo. Anche in Svizzera si discute di regolamentazioni simili. Tuttavia, l’analisi evidenzia chiaramente che i soli limiti d’età non sono sufficienti a garantire una protezione efficace di bambini e adolescenti. In circa un terzo dei Paesi, tali misure vengono proposte senza una regolamentazione complessiva delle piattaforme. Di conseguenza, le cause principali dei rischi restano irrisolte, come ad esempio l’amplificazione di contenuti problematici da parte degli algoritmi o le funzioni manipolative delle piattaforme. Il problema centrale risiede meno nell’accesso e più nel modo in cui le piattaforme sono progettate.
I limiti d’età e i controlli parentali sono strumenti importanti. Tuttavia, la protezione di bambini e adolescenti non deve ricadere principalmente su di loro o sui loro genitori, ma deve intervenire a livello delle piattaforme stesse. Una protezione efficace nel contesto digitale deve agire là dove si generano i rischi. In concreto, ciò significa che le piattaforme devono adeguare i propri algoritmi, limitare le funzioni che favoriscono la dipendenza, riconoscere e gestire più rapidamente i contenuti problematici e implementare di default meccanismi di protezione adeguati all’età.
Misure come i limiti d’età possono essere parte della soluzione, ma non rendono automaticamente sicuro lo spazio digitale. Bambini e adolescenti hanno bisogno di protezione là dove nascono i rischi: sulle piattaforme stesse.
![]()
Lo sviluppo internazionale in materia di regolamentazione delle piattaforme presenta un quadro eterogeneo: mentre i limiti d’età discussi si collocano generalmente intorno ai 15 o 16 anni, i Paesi differiscono notevolmente su aspetti quali il consenso dei genitori, la verifica dell’età o l’ambito di applicazione delle normative.
Allo stesso tempo, l’attuazione tecnica solleva questioni cruciali. I sistemi di verifica dell’età possono comportare interferenze con la sfera privata e creare nuovi rischi se non sono progettati con attenzione.
Per la Svizzera, il punto di partenza è chiaro: con la prevista legge federale sulle piattaforme di comunicazione (KomPG), esiste l’opportunità di rafforzare in modo vincolante i diritti dei minori nello spazio digitale. Tuttavia, l’attuale progetto di legge è ancora insufficiente dal punto di vista dei diritti dell’infanzia. Si concentra fortemente sulla trasparenza e sulla gestione dei contenuti problematici. Viene invece affrontato troppo poco il modo in cui i rischi per i bambini nascono già dal design, dalle strutture di incentivo e dalla logica di funzionamento delle piattaforme. Sono necessarie regolamentazioni più incisive, che vadano oltre singole misure e siano coerentemente orientate all’interesse superiore del minore, come previsto dall’articolo 3 della Convenzione sui diritti dell’infanzia.
La Svizzera ha ora l’opportunità di modellare lo spazio digitale sulla base dei diritti dell’infanzia. Per farlo non bastano singole misure: serve un pacchetto di interventi e regole chiare.
![]()
I diritti dei minori valgono senza restrizioni, anche online. La Svizzera è tenuta a proteggere bambini e adolescenti da violenza, sfruttamento e influenze dannose, garantendo al contempo la loro partecipazione allo spazio digitale e alle sue opportunità. Una regolamentazione efficace deve tenere insieme questi obiettivi. UNICEF Svizzera e Liechtenstein chiede pertanto norme legali vincolanti che attribuiscano maggiori responsabilità alle piattaforme.
Richieste di UNICEF Svizzera & Liechtenstein
- Regolamentazione globale delle piattaforme invece di limiti d’età isolati: i limiti d’età devono far parte di un pacchetto complessivo di misure. È necessario un quadro giuridico coerente che riduca i rischi sistemici, in particolare attraverso disposizioni vincolanti sulla progettazione delle piattaforme, sulla gestione dei contenuti problematici e sui modelli di business, oggi spesso orientati a massimizzare il tempo di utilizzo.
- Analisi dei rischi obbligatoria e riduzione efficace: le piattaforme devono essere obbligate ad analizzare sistematicamente i rischi per i minori e a dimostrare di ridurli.
- Progettazione sicura dei servizi digitali: i servizi digitali devono essere sicuri per i bambini fin dall’inizio, con impostazioni predefinite rispettose della privacy, algoritmi sicuri e senza funzioni manipolative come lo scorrimento infinito o l’amplificazione mirata di contenuti problematici.
- Responsabilità chiara delle piattaforme – non dei genitori o dei minori: la responsabilità principale per la protezione dei minori spetta ai fornitori di servizi digitali. Misure come i controlli parentali e la verifica dell’età non devono sostituire tale responsabilità.
- Attuazione coerente dei diritti dei minori e partecipazione: la regolamentazione deve basarsi sulla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia. Bambini e adolescenti devono essere coinvolti nella definizione delle misure di protezione.