Le conclusioni preliminari della Commissione europea su Instagram e Facebook mostrano che le funzioni che favoriscono un uso compulsivo e i sistemi di raccomandazione fortemente personalizzati possono mettere a rischio bambini e adolescenti. Per questo motivo, UNICEF Svizzera e Liechtenstein chiede che la futura Legge federale sulle piattaforme di comunicazione e sui motori di ricerca (KomPG) preveda obblighi di protezione vincolanti, regole chiare per una progettazione delle piattaforme a misura di minore e un’efficace autorità di vigilanza con reali possibilità di intervento.
Le conclusioni preliminari della Commissione europea su Instagram e Facebook rappresentano un segnale importante: funzioni come lo scroll infinito, la riproduzione automatica dei contenuti, le notifiche push e i sistemi di raccomandazione fortemente personalizzati possono favorire un uso eccessivo delle piattaforme. Nelle sue valutazioni preliminari, la Commissione conclude che Meta non ha valutato adeguatamente questi rischi e che le misure di protezione adottate finora non sono sufficienti a ridurli in modo efficace.
Nell'Unione europea esiste un quadro giuridico chiaro in materia: il Digital Services Act (DSA). Questa normativa obbliga le piattaforme online di grandi dimensioni a valutare i rischi sistemici dei propri servizi e a ridurli efficacemente. Tra questi rientrano anche i rischi per i diritti dei bambini e per la salute fisica e mentale degli utenti. La Commissione europea vigila direttamente sul rispetto di questi obblighi da parte di Instagram e Facebook. Può indagare su eventuali violazioni, imporre modifiche e, qualora vengano accertate inadempienze, applicare sanzioni.
Per UNICEF Svizzera e Liechtenstein è evidente che bambini e adolescenti devono essere protetti nel luogo in cui i rischi si generano: sulle piattaforme stesse. Gli algoritmi decidono quali contenuti e quali pubblicità vengono mostrati ai minori e quali contenuti vengono riprodotti successivamente. Se questi algoritmi sono progettati principalmente per massimizzare l'attenzione e l'interazione, possono trattenere i giovani online più a lungo, amplificare contenuti problematici e compromettere la loro privacy.
Anche le restrizioni di età, da sole, non risolvono il problema. Possono rappresentare uno strumento complementare utile, ma non devono spostare la responsabilità di garantire uno spazio digitale sicuro sui bambini, sugli adolescenti o sulle loro famiglie. I gestori delle piattaforme devono progettare i propri servizi fin dall'inizio in modo sicuro, adeguato all'età e rispettoso della protezione dei dati.
Il caso dell'Unione europea dimostra che, per poter chiamare i grandi gruppi tecnologici alle proprie responsabilità, sono necessarie norme vincolanti e un'efficace attività di vigilanza. In Svizzera manca ancora un quadro normativo paragonabile.
Il previsto Progetto di legge federale sulle piattaforme di comunicazione e sui motori di ricerca (KomPG) rappresenta un'opportunità per colmare questa lacuna. Tuttavia, dal punto di vista dei diritti dell'infanzia, il progetto deve essere rafforzato. La tutela dei bambini e dei giovani deve essere esplicitamente riconosciuta come obiettivo della legge. I gestori delle piattaforme devono analizzare regolarmente, in modo trasparente e verificabile, i rischi per i minori e adottare misure efficaci per ridurli. Sono inoltre necessarie regole chiare per una progettazione delle piattaforme a misura di bambino e per i sistemi di raccomandazione. Bambini e adolescenti dovrebbero beneficiare, per impostazione predefinita, dei più elevati livelli di sicurezza e protezione dei dati.
Gli utenti devono poter comprendere facilmente perché vengono loro consigliati determinati contenuti, ad esempio sulla base del loro comportamento online o di profili personalizzati. I sistemi di raccomandazione non devono amplificare contenuti dannosi né guidare progressivamente i minori verso contenuti sempre più estremi.
Occorrono inoltre reali possibilità di scelta: deve essere facilmente disponibile un'opzione per utilizzare i sistemi di raccomandazione senza ricorrere alla profilazione, così come impostazioni che impediscano che bambini e adolescenti vengano incentivati a trascorrere più tempo online attraverso raccomandazioni personalizzate e potenzialmente dannose.
Per i minori dovrebbero inoltre essere limitati gli elementi di progettazione particolarmente coinvolgenti, come lo scroll infinito e altri meccanismi analoghi. È necessario anche garantire una rigorosa protezione dei dati dei minori, vietare la pubblicità basata sulla profilazione rivolta a bambini e adolescenti e istituire un'autorità di vigilanza indipendente, con accesso alle informazioni rilevanti e dotata di efficaci poteri di controllo e sanzione.
I diritti dell'infanzia valgono anche online. Le restrizioni di età possono rappresentare uno degli strumenti a disposizione, ma non sostituiscono né la responsabilità delle piattaforme né una regolamentazione efficace. Lo spazio digitale non diventa più sicuro escludendo bambini e adolescenti dal suo utilizzo, bensì imponendo alle piattaforme di progettare i propri servizi nel loro interesse.