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Restrizioni per ragazze e donne in Afghanistan – servizi essenziali a rischio

Oltre 25 000 insegnanti e operatrici sanitarie potrebbero andare perse entro il 2030

Suraya, 18 anni, scrive a casa dopo essere stata privata dell’accesso alla scuola – ma continua a sognare di diventare medico.
Suraya, 18 anni, scrive a casa dopo essere stata privata dell’accesso alla scuola – ma continua a sognare di diventare medico.

Secondo una nuova analisi dell’UNICEF, l’Afghanistan rischia di perdere fino a 20 000 insegnanti donne e 5 400 operatrici sanitarie entro il 2030, a causa del persistere delle restrizioni all’istruzione delle ragazze e all’occupazione femminile.

Il rapporto «Il costo dell’inazione sull’istruzione delle ragazze e sulla partecipazione delle donne alla forza lavoro in Afghanistan» mostra che la presenza femminile nella pubblica amministrazione è scesa dal 21 per cento al 17,7 per cento tra il 2023 e il 2025. La diminuzione del numero di professioniste qualificate nelle scuole e negli ospedali avrà un impatto significativo sull’apprendimento dei bambini, sulla salute e sulle opportunità future.

Le restrizioni all’istruzione e al lavoro delle ragazze e delle donne costano già al Paese circa 84 milioni di dollari statunitensi all’anno in termini di perdita economica. Queste perdite continueranno ad aumentare finché l’accesso all’istruzione e al lavoro resterà limitato.

Il rapporto evidenzia inoltre che l’esclusione delle donne dall’insegnamento e dai servizi sanitari influisce direttamente sui bambini. Comporta una diminuzione del numero di ragazze che frequentano la scuola e una riduzione dell’assistenza per donne e bambini. L’impatto è particolarmente grave nel settore sanitario, dove il contesto sociale spesso impedisce alle donne di ricevere cure da operatori uomini. Di conseguenza, il calo delle operatrici sanitarie limita direttamente i servizi per madri, neonati e bambini.

«L’Afghanistan non può permettersi di perdere future insegnanti, infermiere, dottoresse, ostetriche e assistenti sociali che garantiscono servizi essenziali», ha dichiarato Catherine Russell, Direttrice generale dell’UNICEF. «Questa sarà la realtà se le ragazze continueranno a essere escluse dall’istruzione. Esortiamo le autorità de facto a revocare il divieto di accesso all’istruzione secondaria per le ragazze e chiediamo alla comunità internazionale di continuare a sostenere il loro diritto all’istruzione.»

L’Afghanistan affronta una doppia crisi: la perdita di professioniste qualificate e l’impossibilità per la nuova generazione di sostituirle. Con il pensionamento o la partenza delle donne esperte, alle ragazze viene impedito di proseguire gli studi e di assumere questi ruoli. Ogni anno di ritardo priva il Paese di una nuova generazione di professioniste qualificate.

Dal settembre 2021, più di un milione di ragazze è stato privato del diritto all’istruzione. Se il divieto continuerà fino al 2030, oltre due milioni di ragazze saranno colpite. Il sistema educativo è già sotto pressione: il numero di insegnanti donne nell’istruzione di base è diminuito di oltre nove per cento, passando da quasi 73 000 nel 2022 a circa 66 000 nel 2024.

Nonostante le restrizioni, l’UNICEF continua a sostenere l’istruzione dei bambini in Afghanistan. Nel 2025, più di 3,7 milioni di bambini nelle scuole pubbliche hanno ricevuto supporto. 442 000 bambini, di cui il 66 per cento ragazze, hanno partecipato a programmi di apprendimento comunitari. Inoltre, 232 scuole sono state costruite o riabilitate.

Mentre un numero crescente di ragazze perde l’accesso all’istruzione, l’UNICEF chiede un intervento urgente per ripristinare il diritto delle ragazze all’istruzione secondaria e superiore e per mantenere gli investimenti nell’istruzione primaria.

«Negare alle ragazze l’accesso all’istruzione secondaria priva un’intera nazione del suo potenziale», ha aggiunto Russell. «Ciò rafforza la povertà, indebolisce i risultati sanitari e limita lo sviluppo economico che una generazione di donne istruite potrebbe generare.»